Tutto è iniziato ad undici anni in prima media, quando tra i nuovi compagni di classe ce n’era uno, un certo Calista, che aveva una grande passione per gli Hi Fi, tanto da disegnarli in ogni foglio. Da lì, l’indole musicale della mia famiglia (mio padre un sassofonista e comunque tanti musicisti tra zii e cugini) esplose incontrollabile.

Passavo ore alla radio registrando canzoni per poi costruire i miei mix tape sovrapponendo canzoni senza troppe regole con strumentazioni rudimentali di fortuna. Nel periodo delle superiori, le varie paghette e spesso i soldi per i libri, andavano tutti a finire nelle casse di Camarillo Music, l’allora unico DJ Shop della città. Non progettavo di fare il DJ di professione, ma l’idea di mettere i dischi in una discoteca mi affascinava parecchio… La musica mi piaceva più o meno tutta ma con l’arrivo di Jovanotti a DeeJay television iniziai a sentire un certo feeling con la musica rap che arrivava dagli States.

A diciassette anni dopo essere riuscito ad entrare in una radio (altra storia parallela raccontata tra le pagine Presentatore), feci amicizia con Andreino, il figlio del proprietario del Controsenso, la prima discoteca di Bologna che proponeva house e non dance. Anche lui faceva il dj e così da li a poco feci il mio debutto una domenica. Chiaramente cambiava tutto, li c’erano dei veri Technics 1200 ed io ero abituato a piatti di fortuna con regolazione della velocità fatiscente… Non mi feci bloccare dall’impatto e la mia carriera prese il via…

L’house e l’hiphop allora andavano a braccetto, in quanto erano considerate alternative alla commerciale, anche se l’identità hiphop in Italia non era ancora molto nitida. Per addrizzare la mira e trovare la direzione precisa ci volle qualche anno. Quando cominci nessuno ti chiama per come suoni, ma per chi porti. Insomma bisognava arrotolarsi le maniche e crearsi un seguito… Data l’età era più facile organizzare pomeriggi che serate e cosi dal Time (qualcuno se lo ricorda in via Murri a Bologna?) al Senso Unico ero arrivato all’ Hobby One (ora Lobbi). Io organizzavo con Gerry e Matteo e suonavo e per contro rimediavo un po’ di servizi durante la settimana alla sera.

Durante l’estate ero riuscito a farmi prendere come resident in un locale a Gatteo Mare, il Mahè e il giovedì sera a lavorare al Palladium con quello che era il mio dj ispiratore, Michel. Nel frattempo mi ero diplomato e la Naia rischiava di rompere il piccolo giro di locali che mi ero costruito. Destinazione Taranto poi Rimini… Si poteva fare e in qualche maniera ero riuscito a mantenere qualche serata tra pernotti e permessi speciali. Dopo sei mesi di servizio militare iniziava un’importante avventura, quella degli HollyHop.

Gli Holly Hop era il mio gruppo: Franky, Fenny, Fenox, Kaily Ice (non ricordo se si scrive così), Alex, Simone, Matteo, Damiano e il manager Lorenz. Per i tempi era un progetto molto “avanti”, dei ragazzi che amavano l’hiphop e offrivano un pacchetto completo alle discoteche dalla grafica pubblicitaria (Matteo confezionava i biglietti), al pierraggio e alla distribuzione per finire al prodotto in discoteca con la musica, i ballerini ed il live con i rapper (Fenny, Fenox e la ragazza Kaily Ice).

Con loro grazie ad una imbeccata di Marco di Orea Malià. sono entrato nei primi locali importanti a partire dal Walky Cup in Aquafun, allo Zorro, al Savioli e al Vertigo.
Presto la storia continua…